lunedì 17 gennaio 2011

Monday Tales- La passeggiata

Ed eccoci all'appuntamento del "Racconto del Lunedi". Chissà se riuscirò a tenere il ritmo prefissato e cioè un racconto "serio" (si fa per dire) una volta a settimana e post deliranti a libero piacimento. Ad ogni modo per ora leggete e commentate!

                                                         La Passeggiata        
                                                               

Le ultime luci della cittadina si erano spente; ed insieme ad esse anche i fragori, i respiri, le voci, le musiche e gli schiamazzi dei paesani lentamente erano scomparsi.
Il rumore di un passo. Un secondo appresso al primo e via con il terzo: un uomo stava camminando lungo il viale acciottolato. Era solo, ramingo in mezzo alla strada che gli pareva dilatarsi a causa dell’innaturale silenzio, dell’immobilità che lo circondava. Si fermò un attimo a respirare l’aria novembrina, fredda e tagliente come una lama. L’assenza di profumi, la mancanza di qualsiasi tipo di fragranza, a partire dall’onnipresente aleggiare di legna bruciata fino al lezzo dei tombini pubblici lo colpì per qualche secondo. Riprese a camminare,  il freddo aveva occluso le sue narici evidentemente. Passò il Ponte Maggiore, prestando una particolare attenzione alle acque limacciose del fiume. Chissà che freddo a farsi un bagno adesso, in quello sciabordio melmoso e verdastro. Anche lo scorrere del corso d’acqua, come se volesse dormire insieme a tutta la città, era mesto e farraginoso. L’uomo quasi non riusciva a sentire lo sciacquio della risacca, tanto il rivo era tranquillo. Proseguì ancora, verso il grande Corso d’Onore, dove nelle giornate di primavera si accalcavano i venditori dall’alto della miriade di banchi del grande mercato. I mille colori che contraddistinguevano quel luogo di scambi, amicizie ed amori era ora grigio, come la nebbiolina che spesso scendeva nella zona alta dell’abitato, anche a causa dell’umidità del metifico fiume.

Un altro passo, questa volta non il suo. Si girò per controllare se ci fosse qualcun altro passante insonne, oltre lui. Nessuno. Peccato, non gli sarebbe dispiaciuta della compagnia, pensò tornando sul suo cammino. Continuò per un altro po’, seguito solo dal rumore dei suoi pensieri.
Il suono secco del tacco di una calzatura sulla fredda pietra dei ciottoli interruppe le sue elucubrazioni. Stavolta si voltò quasi di scatto, colto da un brivido di inquietudine. Sebbene la sua unica compagna di viaggio rimanesse quella nebbia lattiginosa qualcosa continuava a lasciarlo turbato. La fioca luce dei lampioni a gas sbatteva sulla coltre fumosa, creando lugubri scorci ed inquietanti immagini lungo i muri delle abitazioni.
Che avesse solo immaginato quei passi lungo il viale? Alla fin fine sono molti gli scherzi che può fare una mente stanca, immersa nel mondo ovattato delle tenebre cittadine. Riprese un po’ del sangue freddo che di solito lo contraddistingueva e, accendendosi una sottile sigaretta, riprese a camminare. Con lui però riprese il viaggio anche il misterioso passettio, che adesso era insistente e cadenzato. Impossibile sbagliarsi, qualcuno gli camminava dietro. L’uomo ripercorse i propri passi, fino a quasi l’imbocco del mercato, senza imbattersi in anima viva. Neanche si era accorto di aver iniziato a chiamare ad alta voce la fantomatica presenza, chiedendole di palesarsi. Attorno a lui però il nulla. Pensò a che ora fosse. Mancava ancora molto all’alba, era vero, ma stava iniziando a chiedersi perché mai non avesse ancora scorto un essere umano che fosse uno.
 L’ora tarda non giustificava quel deserto che era diventato il Corso, strada principale del centro cittadino. Nessuna luce, se non quella innaturale dei lampioni illuminava le case patrizie e le eleganti palazzine. La situazione gli pareva affatto singolare. Quando poi lo scalpiccio che fino a quel momento aveva seguito il suo tragitto iniziò a palesarsi mentre lui ancora non accennava a camminare, rimbombando nel tragico silenzio dei morti meandri urbani, la sigaretta gli cadde di bocca. Il panico scese lungo la schiena del meschino, imperlandogli la fronte di sudore freddo. Iniziò una corsa pazza, che aveva come unico scopo quello di fuggire dal nulla. Le urla uscivano spontanee dal petto dello sventurato.
 Ad un bivio che non riconobbe si fermò, stremato. Il silenzio era insopportabile, poiché non era altro che il precedere del suo infaticabile inseguitore. Grida strazianti, alla ricerca di una guardia, un altro passante, un assonnato cittadino non sortirono effetto alcuno. Lungo i portoni dell’elegante vialetto lastricato solo la sua ombra si sbeffeggiava dell’ingenuo padrone. Fu proprio mentre si sorprese a fissare l’ombra, che gli pareva quasi uscisse dal suo cono di luce giallastro, per poterglisi avvicinare, che pensò di aver perduto il senno. Niente lo stava seguendo, nulla stava cercando di braccarlo. Ma era proprio quello il problema, che in città non c’era nessuno, e che il niente aleggiava nell’aria immobile ed anch’essa vuota. La nebbia scese sempre più fitta lungo le grandi arcate di vialetti oramai sconosciuti.
 E mentre il suono di quei passi, suoi unici compagni, si faceva insopportabilmente assordante egli si perse nel bianco della nebbia e nel buio della sua ombra…




lorenzo quadrazza quadrini

8 insulti:

  1. Oddio..chi è?..cos'è?..perchè?..come?
    ...conturbante direi! ;)

    RispondiElimina
  2. mmm...non mi entusiasma la prima parte del mini racconto...secondo me l'hai troppo elaborata...linguisticamente parlando...diciamo che a quel punto avresti dovuto continuare su uno stesso livello..però bravo quadrazza..;)

    Mozzi, grandeappasionatodiauto

    RispondiElimina
  3. conturbante è l'aggettivo giusto! grande andre sei un lettore inaspettatamente assiduo e mi fa molto piacere :-)

    @marco: debbo dire che hai ragione... ma considerando che dovrei riscriverlo quasi da capo preferisco stare attento al tuo consiglio per il futuro! grazie per l'utile analisi! xD

    RispondiElimina
  4. è il mio racconto preferito.
    è quello che mi ha fatto venire le palpitazioni per l'inquietudine che trasmette.
    davvero!
    penso che basti questo che ho detto :)

    Didina

    RispondiElimina
  5. didi!!! ma grazie! mi fa piacere che sia il tuo preferito, e ancora di più la tua venuta spontanea sul blog!
    sei sempre la mia didina ;)

    tvb!

    RispondiElimina
  6. mi sembrava di viverla...cn le parole sei davvero,ma davvero bravo...bella storia Lo...ops...scusa...Strunz!!!;)...Martina

    RispondiElimina
  7. grazie Marti! Che bello vederti qui a leggere le mie scemenze! :)
    un bacione, ci vediamo presto!

    RispondiElimina
  8. Grande lory!
    Comunque, lo so che probabilmente è voluto per aumentare il senso di "disorientamento", però a me piacerebbe una qualche descrizione fisica del/i personaggio/i nelle tue storie! Anche solo qualche dettaglio per inquadrarlo/i meglio :D

    RispondiElimina

Riempimi di insulti...