scusate l'assenza di nuovi post ma durante la settimana appena passata sono stato male! Nulla che scalfisca il monday tale però, non preoccupatevi! Ad ogni modo entro domani sarà prono anche un nuovo post che reputo abbastanza divertente... Per ora godetevi questo nuovo racconto!
La Torre che odiava gli uomini
“Ti abbiamo costruito mattone su mattone,
muro su muro, pietra su pietra,
ma a nulla tu sei servita
perché tu eri torre senza padrone,
tetto senza parete
e porta senza mete”
Quando il regno dell’Ovest andò alla conquista delle Vaste Pianure il Re decise di disseminare i suoi nuovi domini di torri e castelli, in modo da poter soggiogare per sempre le ribelli popolazioni. Il Re non teneva conto che le offese che egli recava a quella gente (il popolo del suo stesso fratello di sangue!) non erano tali da consentire perdono alcuno. Ma l’idea era buona, e le centinaia di torri svolsero talmente bene il loro lavoro che divenne più importante per le fazioni in guerra conquistare queste, piuttosto che le grandi città. Gli anni passarono, ed il grande Re morì; con lui però non se ne andò l’astio che si era infiltrato nella famiglia reale, ormai dilaniata da scontri fratricidi e spezzettata sempre più in gruppi e fazioni.
Durante la prima guerra una torre in particolare divenne il vanto del grande Re, a causa della sua possenza, della grandezza delle sue pietre indistruttibili e della sua posizione, che la rendeva praticamente inespugnabile. Naturalmente la sua stessa natura impenetrabile trasformò la Torre nell’obiettivo principe di tutte le campagne militari che si andarono susseguendo nel corso dei secoli. Stranamente la struttura stessa, a dispetto delle sue peculiarità, sembrava essere difficile da difendere, non potendosi neanche contare i capovolgimenti di fronte che la vedevano protagonista; assieme ai fatti della più strana natura i quali sovente si manifestavano tra le sue mura. Fatti questi ultimi che conferirono alla rocca una lugubre nomea. Ma la superstizione dei soldati non poteva certo batterne l’importanza strategica e pertanto le guerre continuavano, più sanguinose che mai…
-Questa insomma è la tua prima campagna militare…come hai detto di chiamarti?- il tono rude, il volto solcato dalle mille rughe dei veterani e gli occhi gelidi, privi di emozione, facevano del sergente una persona più severa di quanto non fosse in realtà.
-sono Nimrot signore- rispose incerto il giovane a cui si era rivolto l’esperto militare.
-Nimrot, bel nome. Sai cosa succederà domani-
I due si trovavano davanti ad un fuoco, nel bel mezzo dell’accampamento dell’esercito del regno del Sud.
-attaccheremo la torre del Re, all’alba del nuovo giorno. Gli ordini sono di non fare prigionieri e di conquistare la struttura a tutti i costi.- rispose l’adolescente.
-hai imparato bene la lezione vedo-fece con un sorriso compiaciuto l’altro- ma i superiori hanno scordato un piccolo dettaglio-
-e quale?-
-che domani all’alba sarà la Torre stessa a farci vincere-
Il silenzio scese per qualche secondo attorno al focolare. Troppo grande era il rispetto per quella figura ammantata e segnata su ogni centimetro della propria pelle dalla furia delle battaglie, per poterla deridere con facilità.
Preso coraggio Nimrot parlò:-cosa starebbe a significare? Una torre non può farci vincere da sola-
-quello non è un bastione come tanti altri. In quell’oscuro edificio si accese per la prima volta l’odio fratricida che ha rotto in decine di regni la nostra un tempo unita patria. Le sue cupe merlature hanno visto il Re uccidere il popolo del fratello, hanno contemplato le vendette sanguinose che ne sono scaturite, si sono immerse nella furia dei combattimenti. Quella Torre che tu vedi li, fiera ed immobile è sozza ed arrogante almeno quanto lo sono i baroni che ci governano e che disseminano la morte nei nostri campi. Nella lunga guerra che è la nostra storia mai nessuno è riuscito a sottometterla per più di un anno, o forse due. I mesi solitamente sono l’unità di misura che si addice ai padroni di quella nefasta rocca-fu la risposta del sergente.
-Ma è logico che non sia mai stata controllata per lungo tempo. Essa si trova al crocevia delle rotte di quasi tutti i regni e ne delimita inesorabilmente i confini. Non potrà mai che essere la chiave di volta di ogni campagna militare.- azzardò il ragazzo.
-Scempiaggini!-fece secco il compagno- Chiedi a qualche fortunato veterano in che modo essa viene periodicamente conquistata… Porte nascoste tra le mura scoperte per pura fortuna dagli esploratori, mura ricoperte di rampicanti robustissimi, accessi lasciati incustoditi. Per non parlare delle sentinelle che precipitano per metri nelle tenebre senza che nessuno se ne accorga! E poi ci sono gli scalini a chiocciola, tanto scivolosi quanto ripidi. Ma a farne le spese sono sempre i difensori, mai gli assalitori.-
-cosa vorrebbe dire questo, che una costruzione inanimata ci “aiuterebbe in battaglia”? che non ci saranno morti tra le nostre fila? E poi perché dovrebbe aiutare solo gli attaccanti?- Nimrot non riusciva più a contenere il suo stupore, ora che il vecchio aveva rivelato appieno la sua follia.
-niente di tutto ciò-rispose, ed un ghigno si dipinse sul volto irsuto e d altero- vedrai che domani i morti neanche si conteranno, da entrambe le parti. Troppa sarà la brama sanguinaria dei nostri comandanti, e poi non è certo la nostra salvezza ciò che la Torre vuole. Io però ho capito benissimo il suo piano:- ed avvicinandosi all’orecchio dell’interlocutore,in un bisbiglio proseguì- lei vuole solo la nostra rovina; la rovina di tutti. Lei odia le persone,e sa che l’unico modo per mantenere quest’odio acceso e che la guerra non finisca. Il problema è che la guerra è lei stessa! Chi controlla la Torre vince, parole dell’antico Re, ricordi? Ma cosa succede se la rocca stessa non si facesse controllare? Se non fosse possibile conquistarla per sempre? Questo è il motivo per cui, in una maniera od in un’altra domani vinceremo… Adesso però sono stufo di queste chiacchiere, tanto più che tu penserai che siano solo le superstizioni di un vecchio pazzo. A domani Nimrot…- e così come aveva iniziato il sergente si alzò e scomparve tra i lembi del suo mantello e quelli della notte, lasciando Nimrot solo con i suoi cupi pensieri.
L’alba alfine arrivò e l’esercito era pronto sulla collina che dominava la valle del sinistro bastione. Possente la struttura, possenti le mura e numerosi i suoi difensori. Ma nulla spaventava la belligeranza dei comandanti i quali fecero squillare le trombe e dettero il “via” all’attacco. In molti fecero caso al fortunato esito della battaglia, che si contraddistinse per quegli stessi strani episodi enumerati la notte prima dal sergente. Ma come si sa “la fortuna aiuta gli audaci” e come tali amavano dipingersi i superiori di Nimrot, perciò la cosa non impressionò più di tanto la compagine. Nimrot però non fu cieco a quei segnali, i quali davano evidente ragione al vecchio sottoufficiale. Mai si sarebbe augurato una smentita peggiore. Superato il primo cancello la sua squadra stava attaccando con successo gli arcieri appostati lungo i merli interni del secondo cancello, il quale era inspiegabilmente aperto. Mentre i soldati vi passavano sotto, incitati dalla carica dei tamburi un suono secco avvertì i più scaltri del pericolo imminente: il cancello si stava abbassando su di essi. Il giovani riuscì ad evitare un’ orribile morte con un balzo felino, cosa che il sergente non ebbe il tempo neanche di pensare. Con le lacrime agli occhi il ragazzo si avvicinò alla figura mortalmente dilaniata: -….. ci odia…- furono le sue ultime parole. La battaglia era vinta, il prezzo di vite umane, come sempre, fu altissimo, tanto alto che convinse lo stesso adolescente della falsità delle parole del defunto superiore. La vittoria fu sì fortunata infatti, ma conquistata con una sanguinosa ferocia, tanto che la nuova guarnigione si trovava nell’assoluta necessità di chiedere rinforzi.
Furono pertanto inviati dei messi recanti richiesta urgente di rinforzi. Appresa appieno l’importanza strategica del bastione l’alto comando dell’esercito del Sud si decise per una mossa definitiva: inviò un contingente enorme, a difesa della Torre. Mai prima di allora tanti uomini avevano difeso un solo avamposto.
Fanti, cavalieri, genieri, lancieri, picchieri, arcieri, balestrieri, frombolieri ed ogni sorta di reggimento militare erano stati inviati per difendere quella che simboleggiava agli occhi di tutti il vero fulcro della guerra, l’unica ragione con la quale poter vincere finalmente il conflitto. Anche il giovane Nimrot rimase d’istanza al bastione. Ripresosi dal duro colpo che fu la morte del Sergente, passava sovente le proprie giornate di guardia tra le spesse feritoie della rocca, scrutando mesto l’orizzonte. I giorni passarono così con noia e malinconia, interrotti a volte dagli avvistamenti delle spie nemiche. Fu subito chiaro all’alto comando che gli avversari, notato il massiccio spiegamento di forze meridionali, si stesse preparando ad uno scontro memorabile.
Qualche mese dopo la presa della Torre la linea azzurra che divideva le vaste pianure con il cielo si tinse di un cupo nero: era l’esercito dell’Ovest, pronto a dare battaglia. Sebbene fosse anche più numeroso dei difensori questi ultimi non temevano nulla, forti della loro posizione strategicamente imbattibile. All’alba del giorno successivo alla tremenda apparizione la battaglia ebbe inizio.
Centinaia di frecce oscurarono il cielo, enormi massi vennero scagliati da entrambe le parti;ma nulla sembrava scalfire le dure pareti dell’avamposto. Gli assalitori tentarono un attacco frontale, decisi ad eliminare qualsiasi resistenza una volta per tutte. Ma le loro speranze furono vanificate dall’ardore dei difensori, i quali sembravano determinati a vincere la battaglia. Nulla poteva far cadere la Torre, così ben guarnita da risultare letteralmente inattaccabile. Le ondate di soldati si infrangevano contro i cancelli insanguinati ed ormai l’esercito dell’Ovest era allo sbando. Quando ad un tratto la terra tremò sotto i piedi dei guerrieri ed un rumore ancora più assordante del clangore della battaglia sovrastò ogni cosa. Pietre iniziarono a cadere sopra le teste dei combattenti stupefatti, mentre i cancelli del bastione stavano contorcendosi con un orrendo stridio. Stava crollando; la Torre stava crollando su se stessa e nulla poteva impedire l’agghiacciante tragedia. Una nube rossiccia, come la terra tinta dal sangue tutt’intorno, si alzò all’improvviso mentre l’incredibile fortino implodeva, in un mare di calcinacci, polvere, pietra e morti…
-Capisci quindi giovane GabrielPietro cosa successe? Era stata lei, la Torre stessa a decidere di distruggersi-
-lo avete detto già varie volte, ma ancora non me ne avete spiegato il motivo.- rispose il giovane soldato, seduto davanti al focolare dell’accampamento.
-Perché lei ci odia, odia noi uomini… e quando ha capito che per la prima volta un esercito avrebbe retto all’attacco, quando ha capito che la guerra stava per essere vinta proprio grazie a lei, si distrusse. Pochi sopravvissero al raccapricciante crollo, ed insieme a questi meschini sopravvisse anche la guerra…perché la Torre è stata ricostruita, e continuerà ad odiarci, ed ad ucciderci.- il vecchio sergente indicò la nuova rocca, che si ergeva sull’accampamento dell’esercito del Sud, ancora più maestosa, ancora più sinistra della precedente.
-Sergente, queste sono sciocchezzuole da raccontare ad altri novellini; e comunque non vedo il motivo di spaventare così le nuove reclute, in vista di un assalto per giunta!- con tali decise parole GabrielPietro si accomiatò, lasciando il focolare e recandosi nella tenda di un commilitone suo amico.
Coricatosi sul proprio pagliericcio trovò difficile prendere sonno, la tensione prima della battaglia e le parole udite dal vecchio lo avevano scosso. Data una botta al compagno chiese:
-stasera ho parlato ancora con quel vecchio sottoufficiale, si può sapere da dove prende quelle storie agghiaccianti sulla Torre-
-lascialo perdere, è un sopravvissuto del Crollo, già è tanto che sia vivo, oltre che un po’ picchiatello- fu l’assonnata risposta.
-come hai detto che si chiama?- continuò GabrielPietro.
-non l’ho detto… ad ogni modo il suo nome è Nimrot. Ma ora dormi, non sarà facile conquistare la Torre domani.-
Ciò detto, i due si addormentarono.
Lorenzo Quadrini
L'ispirazione ti è venuta dai tuoi famosi tarocchi :P ?
RispondiEliminaComunque stupenda descrizione della Torre, davvero agghiacciante!